CEMP / PEMF · COME FUNZIONANO
Come interagiscono i Campi Elettromagnetici Pulsati con l’organismo
Un campo elettromagnetico pulsato attraversa lo spazio e può interagire con i tessuti senza richiedere il contatto elettrico diretto con la zona trattata.
L’interazione, però, non dipende dal semplice fatto che il campo sia “PEMF”: entrano in gioco frequenza, intensità, forma d’onda, durata, geometria dell’applicatore e modalità di esposizione.

Dal campo al tessuto
Il campo non si ferma alla superficie
Il solenoide dell’applicatore genera un campo magnetico variabile nel tempo. A differenza di una corrente applicata attraverso elettrodi sulla pelle, il campo magnetico può estendersi nello spazio circostante l’applicatore e attraversare materiali e tessuti.
L’intensità disponibile nella zona di interesse dipende dalla configurazione del sistema, dalla distanza dall’applicatore e dalla geometria del campo.
Un campo magnetico variabile può indurre correnti elettriche nei tessuti
Il campo magnetico generato dall’applicatore attraversa i tessuti e varia nel tempo secondo il segnale impostato.
Secondo il principio dell’induzione elettromagnetica, una variazione del flusso magnetico genera un campo elettrico indotto. Nei tessuti biologici, che contengono acqua, ioni e altre cariche mobili, questo campo elettrico può a sua volta determinare correnti elettriche indotte.
È questo uno dei principali collegamenti fisici tra il campo magnetico applicato dall’esterno e l’interazione elettrica con il tessuto biologico.
L’entità del campo elettrico e delle correnti indotte dipende dalle caratteristiche temporali e spaziali del campo magnetico e dalle proprietà del tessuto interessato.

Un organismo anche bioelettrico
Le cellule non comunicano solo attraverso la chimica
I processi biologici comprendono anche fenomeni elettrici: differenze di potenziale attraverso le membrane cellulari, movimento di ioni, attività elettrica di neuroni e muscoli e numerosi meccanismi di segnalazione.
È in questo contesto bioelettrico che viene studiata l’interazione dei campi elettromagnetici con i sistemi biologici.


Il protocollo
Il risultato dipende da più parametri
Un protocollo CEMP non può essere descritto da un singolo numero. La stessa frequenza può essere utilizzata con forme d’onda, intensità e durate differenti, producendo condizioni di esposizione diverse. È quindi la combinazione dei parametri a definire il trattamento.
Da una frequenza a una sequenza
Un protocollo può evolvere nel tempo
Un trattamento può utilizzare un singolo assetto costante oppure una sequenza nella quale frequenza, forma d’onda, intensità o durata cambiano nel corso della sessione.
In questo secondo caso il programma viene suddiviso in fasi, ciascuna caratterizzata da parametri propri.




Un programma è una sequenza strutturata di condizioni di esposizione, cioè di “treni” di frequenze e forme d’onda differenti in funzione degli obiettivi del trattamento.
Applicazione locale e applicazione più estesa
Applicazione locale

Uno o più solenoidi vengono posizionati in prossimità di una zona specifica. La geometria dell’applicatore, la distanza e la posizione contribuiscono a determinare come il campo interessa il volume di tessuto circostante.
Applicazione estesa

Una superficie con più solenoidi può generare un campo distribuito su una regione corporea più ampia. In questo caso diventano particolarmente importanti uniformità, disposizione degli applicatori, intensità e durata dell’esposizione.
DAL DISPOSITIVO AL TESSUTO
Lo stesso campo può produrre condizioni di esposizione diverse
Frequenza, intensità e durata non bastano da sole a descrivere ciò che avviene nella zona trattata. Anche forma d’onda, distanza dall’applicatore, geometria dei solenoidi e loro disposizione contribuiscono a definire le condizioni effettive di esposizione.
Forma d’onda
La forma d’onda descrive come l’intensità del segnale varia nel tempo. Due protocolli possono quindi utilizzare la stessa frequenza ma forme d’onda differenti e rappresentare condizioni di esposizione diverse.

Dalla risposta biologica all’effetto clinico
Un meccanismo plausibile non è ancora una prova clinica
Dimostrare che un campo produce un effetto misurabile su cellule o tessuti non significa automaticamente aver dimostrato un beneficio clinico.
Per arrivare a questa conclusione occorrono studi appropriati su persone, con protocolli definiti, gruppi di confronto ed esiti misurabili.









